Visita l’Antiquarium di Boscoreale

A pochi giorni dalla performance sonora voluta dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e dalla suggestione provocata dai rumori dell’eruzione avvenuta il 24 agosto del 79 d.C. nonché dalla drammatica narrazione degli eventi, vale la pena ricordare che il diluvio di fuoco, gas tossici e cenere paralizzò istantaneamente in una smorfia di sofferente dolore uomini, donne e animali che giammai avrebbero potuto trovare scampo.

Pompei, Ercolano, le altre città vesuviane, le ville isolate e le masserie disseminate su un vasto territorio fertile e rigoglioso furono seppellite da metri e metri di ceneri, lapilli e pomici che carbonizzarono tutto ciò che incontrarono; ogni più piccolo anfratto venne sistematicamente svuotato di ossigeno e riempito di fuoco dal leopardiano “Sterminator Vesevo”.

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“ Notte e ruina, infusa di bollenti ruscelli” sono le parole con cui, fra le altre magnifiche strofe de La ginestra, l’esistenzialista Leopardi descrive gli eventi con una forte dose di emotiva partecipazione.
Ebbene, il visitatore occasionale, l’umanista, l’accademico e l’erudito dopo aver visitato gli Scavi di Pompei e averne ammirato  strade, case, botteghe, giardini, portici e terme non può esimersi dal visitare un luogo dove è possibile prendere contatto con l’uomo vesuviano e con l’ambiente in cui ha vissuto divenendone assoluto protagonista. Ci riferiamo all’Antiquarium di Boscoreale (mail: infopompei@tin.it – www.pompeiisites.org) vero scrigno di antropologia

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vesuviana, poco conosciuto e ai margini del turismo organizzato, ma sicuramente imperdibile per la ricchezza di reperti capaci di suggerire al visitatore scene di vita quotidiana ambientate immediatamente prima della tragedia e prima che Plinio il Giovane descrivesse i flussi come “il nembo nero e orrendo discende sulle terre e copre la distesa del mare”.

Affresco poetico per descrivere i 32 chilometri di altezza raggiunti dalle scure pomici prima di collassare e i 240 milioni di chilogrammi di magma al secondo calcolati per il raggiungimento di simili altezze. Per il lettore più attento ricordiamo che la stessa data dell’eruzione pliniana viene messa in discussione a più riprese da studiosi che, sulla scorta di evidenze scientifiche e di ritrovamenti archeobotanici, ipotizzano una datazione relativa all’autunno inoltrato di quel lontano 79 d.C. E’ già dal 1797 che il napoletano monsignor Carlo Maria Rosini, M. Ruggiero e più di recente il prof. Umberto Pappalardo avanzarono tale ipotesi; inoltre la studiosa nonchè attuale curatrice dell’Antiquarium di Boscoreale, Grete Stefani in “La vera storia dell’eruzione” nella rivista Archeo dell’ottobre 2006 esprime perplessità sull’potesi da tempo accreditata e propende per l’eruzione autunnale.

Ma torniamo all’Antiquarium dove, in poche sale e tuttavia in maniera concisa ed efficace, si possono osservare reperti unici provenienti da Pompei, da tutta l’area vesuviana e in particolare dalle fattorie e dalle ville signorili presenti nel territorio di Boscoreale. Dalle ricostruzioni ambientali e dai reperti riguardanti il pescoso mare e l’entroterra pianeggiante attraversato dal fiume Sarno, la fascia collinare con le colture della vite, dell’olivo e della frutta, la zona montana con i fitti boschi che ricoprivano anche la sommità del Vesuvio ed erano popolati da animali selvatici si passa al verde urbano a testimonianza dello stretto rapporto uomo-natura che caratterizzava la vita a Pompei e nelle città limitrofe. Numerosi reperti riguardano l’agricoltura con campioni di cereali (farro, grano e orzo) e legumi (ceci, lenticchie e fagioli) all’epoca coltivati e attestano l’allevamento di numerose specie di animali.

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Inoltre si possono ammirare bottiglie di vetro per medicamenti e strumenti chirurgici, una toeletta femminile completa e alcuni balsamari vitrei, ritratti di bronzo utilizzati per il culto e ed infine tessuti e fibre vegetali.

Boscotrecase era anche l’epicentro di un vasto reticolo di ville gran parte delle quali furono scavate tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento e diedero alla luce straordinarie suppellettili, decorazioni e mosaici in parte esposti proprio nell’Antiquarium e in parte in altri Musei. Fra queste ricordiamo la Villa nella proprietà D’Acunzo, Villa di P.Fannius Synistor che ha dato alla luce affreschi riprodotti e conservati al Metropolitan Museum di New York e al Museo Archeologico di Napoli (nascita di Alessandro Magno e conquista dell’Asia), Villa della Pisanella di cui si può ammirare un fedele plastico nell’Antiquarium e il cui “Tesoro di Boscoreale”, che consta di 109 pezzi di argenteria da tavola, è attualmente conservato presso il Museo del Louvre; mentre la vastissima cella vinaria ottimamente conservata non è visibile in quanto la villa è stata reinterrata come quasi tutte le altre splendide ville della zona. La Villa di N. Popidius Florus con la famosa scritta di benvenuto sulla soglia del frigidarium “Have Salve”, Villa di Casone Grotta ritrovata nel 1986 ed infine Villa di M. Livius Marcellus. Un nota a parte merita Villa Regina la cui campagna di scavo si è conclusa nel 1980 e la cui ricostruzione con i 18 dolii che potevano contenere fino a diecimila litri di vino, il torcularium per la lavorazione del vino e parte del vigneto reimpiantato esattamente nel sito dove era prima dell’eruzione, sono oggi fruibili al pubblico; ebbene nel corso di una recente visita alla villa rustica, accompagnati dalla sig.ra Filomena Buondonno, uno degli addetti alla vigilanza e all’accoglienza del sito archeologico,  abbiamo registrato la piacevole sensazione di immergergi fulmineamente nella vita operosa e serena di duemila anni fa.

Non finisce qui. Infatti c’è da registrare una interessante iniziativa, sponsorizzata dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e fortemente voluta dalla responsabile della struttura Grete Stefani, avviata ormai tre anni fa e che prevede l’attuazione del progetto “Uno alla volta” ovvero piccole mostre a tema realizzate con cadenze periodiche. Ovviamente si tratta di approfondimenti tematici attraverso i quali il visitatore può ricostruire il vivere quotidiano degli antichi popoli vesuviani. “Di alcuni oggetti corredati da altri reperti provenienti da Pompei o da altri siti archeologici – scrive Grete Stefani – si potranno spiegare e completare le funzioni analizzandone gli aspetti significativi, il contesto di rinvenimento, l’uso, i confronti e si potranno fare considerazioni generali sulle attività umane connesse”. E’ dal 2008 che le vicende della storia vengono ricostruite con questo ingegnoso sistema a puzzle incastrando ogni singolo reperto nella casella giusta “step by step” a passi lenti ma decisi.

All’Antiquarium di Boscoreale, nel 2008,  la mostra è stata incentrata sulla “Tavoletta Cerata” rinvenuta nel 1959 in località Moregine in territorio pompeiano; oggi non più leggibile ma all’epoca ben conservata nonostante la maggioranza delle tavolette ritrovate fossero completamente carbonizzate. Da qui una mostra dedicata alla scrittura su tavolette di cera e su papiri (volumina) con una straordinaria esposizione di stili in metallo e in osso, calamai in terracotta e in bronzo, sigilli e coprisigilli in bronzo. Una parentesi aperta sulla scrittura e sulla conservazione dei documenti. Nel 2009 l’esposizione è stata dedicata alla “Groma” ovvero ad uno strumento di origine etrusca che i romani utilizzavano per misurazioni topografiche e di cui si trova traccia su una lapide funeraria conservata a Boscoreale e dedicata all’agrimensore Nicostrato. Uno sguardo sulla precisione tutta romana nonché sull’attività di quei periti agrari dell’antichità capaci di suddividere in reticoli di cardines e decumani terreni agricoli e città.

Ma proprio in questi giorni, e fino al 20 dicembre prossimo, la mostra monografica è stata dedicata ai “Calchi” delle vittime dell’eruzione eseguiti grazie al metodo di Giuseppe Fiorelli che, nella seconda metà dell’ottocento, riuscì nell’intento di rendere visibile il momento esatto della morte di uomini, donne, bambini e animali attraverso un’ingegnosa invenzione così descritta dall’archeologo Giulio De Petra: “la più fortunata delle sue invenzioni fu la immagine autentica, che diede della catastrofe vesuviana, colando nel masso di cenere che copriva gli scheletri il gesso liquido, per cui questi rivivono nelle forme e nelle contrazioni della loro agonia”. Parole precise con cui lo scienziato, contemporaneo del Direttore degli Scavi di Pompei Fiorelli, descrive l’orrore, la meraviglia e la commozione di qualcosa che nessuno, dopo aver visto, potrà dimenticare. Non dappertutto, a Pompei e dintorni, nella cenere indurita si sono creati vuoti dovuti alla decomposizione di sostanze organiche, per cui su poco più di un centinaio di calchi ben pochi sono riusciti a tal punto bene da soddisfare gli studiosi. Dalla grande casa signorile definita “del bracciale d’oro”, dalla lussuosa residenza di M.Fabius Rufus  entrambe nell’Insula Occidentalis e dalla casa del Criptoportico di via dell’Abbondanza a Pompei nonchè dalla Villa della Pisanella e da Villa Regina di Boscoreale provengono i calchi migliori sia per l’osservazione scientifica che per la meraviglia dei curiosi.
Riteniamo che recarsi in visita presso l’Antiquarium di Boscoreale sia doveroso per avere un quadro completo di ciò che è accaduto duemila anni fa, della vita che scorreva prima dell’evento eruttivo, del silenzio che è sceso sulla piana vesuviana dopo l’eruzione ed infine della vita che ha ripreso a fluire lentamente, ma decisamente, in una zona capace di provocare ancora, a distanza di tanto tempo, grandi emozioni.