antiquarium boscoreale

“I calchi” aperti per la Notte dei Musei 2011

In occasione della manifestazione la “Notte dei Musei 2011”, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, ha organizzato una serie di visite guidate al Museo e alla mostra “I calchi”, relativa alle vittime dell’eruzione del 79.
Eccezionalmente la mostra sarà arricchita con la copia del calco di due donne rinvenute nella Casa del criptoportico di Pompei.

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Durante la visita della mostra sarà inoltre possibile ascoltare una colonna sonora con musiche classiche e brani recitati appositamente predisposti per tale esposizione.
Le visite guidate partiranno alle ore 20,30; alle ore 22,30; alle ore 0,30. Visto il numero massimo di 30 partecipanti per ogni visita, si segnala che è obbligatoria la prenotazione (tel. 39.081.5368796).
Redattore: FLORIANA MIELE

Informazioni Evento:


Data Inizio:14 maggio 2011
Data Fine: 15 maggio 2011
Costo del biglietto: Gratuito; Per informazioni 39.081.5368796
Prenotazione: Obbligatoria; Telefono prenotazioni: 39.081.5368796
Luogo: Boscoreale, Antiquarium Nazionale di Boscoreale
Orario: Dalle 20.00 alle 02.00
Telefono: 39.081.5368796
Fax: 39.081.5368796
E-mail: infopompei@tin.it
Sito Web: http://www.pompeisites.org

Dove:

Boscoreale, Antiquarium Nazionale di Boscoreale
Città: Boscoreale
Indirizzo: Via Settetermini
Provincia: (NA)
Regione: Campania
Telefono: 39.081.5368796
Fax: 39.081.5368796
E-mail: infopompei@tin.it
Sito web: http://www.pompeisites.org

Visita l’Antiquarium di Boscoreale

A pochi giorni dalla performance sonora voluta dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e dalla suggestione provocata dai rumori dell’eruzione avvenuta il 24 agosto del 79 d.C. nonché dalla drammatica narrazione degli eventi, vale la pena ricordare che il diluvio di fuoco, gas tossici e cenere paralizzò istantaneamente in una smorfia di sofferente dolore uomini, donne e animali che giammai avrebbero potuto trovare scampo.

Pompei, Ercolano, le altre città vesuviane, le ville isolate e le masserie disseminate su un vasto territorio fertile e rigoglioso furono seppellite da metri e metri di ceneri, lapilli e pomici che carbonizzarono tutto ciò che incontrarono; ogni più piccolo anfratto venne sistematicamente svuotato di ossigeno e riempito di fuoco dal leopardiano “Sterminator Vesevo”.

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“ Notte e ruina, infusa di bollenti ruscelli” sono le parole con cui, fra le altre magnifiche strofe de La ginestra, l’esistenzialista Leopardi descrive gli eventi con una forte dose di emotiva partecipazione.
Ebbene, il visitatore occasionale, l’umanista, l’accademico e l’erudito dopo aver visitato gli Scavi di Pompei e averne ammirato  strade, case, botteghe, giardini, portici e terme non può esimersi dal visitare un luogo dove è possibile prendere contatto con l’uomo vesuviano e con l’ambiente in cui ha vissuto divenendone assoluto protagonista. Ci riferiamo all’Antiquarium di Boscoreale (mail: infopompei@tin.it – www.pompeiisites.org) vero scrigno di antropologia

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vesuviana, poco conosciuto e ai margini del turismo organizzato, ma sicuramente imperdibile per la ricchezza di reperti capaci di suggerire al visitatore scene di vita quotidiana ambientate immediatamente prima della tragedia e prima che Plinio il Giovane descrivesse i flussi come “il nembo nero e orrendo discende sulle terre e copre la distesa del mare”.

Affresco poetico per descrivere i 32 chilometri di altezza raggiunti dalle scure pomici prima di collassare e i 240 milioni di chilogrammi di magma al secondo calcolati per il raggiungimento di simili altezze. Per il lettore più attento ricordiamo che la stessa data dell’eruzione pliniana viene messa in discussione a più riprese da studiosi che, sulla scorta di evidenze scientifiche e di ritrovamenti archeobotanici, ipotizzano una datazione relativa all’autunno inoltrato di quel lontano 79 d.C. E’ già dal 1797 che il napoletano monsignor Carlo Maria Rosini, M. Ruggiero e più di recente il prof. Umberto Pappalardo avanzarono tale ipotesi; inoltre la studiosa nonchè attuale curatrice dell’Antiquarium di Boscoreale, Grete Stefani in “La vera storia dell’eruzione” nella rivista Archeo dell’ottobre 2006 esprime perplessità sull’potesi da tempo accreditata e propende per l’eruzione autunnale.

Ma torniamo all’Antiquarium dove, in poche sale e tuttavia in maniera concisa ed efficace, si possono osservare reperti unici provenienti da Pompei, da tutta l’area vesuviana e in particolare dalle fattorie e dalle ville signorili presenti nel territorio di Boscoreale. Dalle ricostruzioni ambientali e dai reperti riguardanti il pescoso mare e l’entroterra pianeggiante attraversato dal fiume Sarno, la fascia collinare con le colture della vite, dell’olivo e della frutta, la zona montana con i fitti boschi che ricoprivano anche la sommità del Vesuvio ed erano popolati da animali selvatici si passa al verde urbano a testimonianza dello stretto rapporto uomo-natura che caratterizzava la vita a Pompei e nelle città limitrofe. Numerosi reperti riguardano l’agricoltura con campioni di cereali (farro, grano e orzo) e legumi (ceci, lenticchie e fagioli) all’epoca coltivati e attestano l’allevamento di numerose specie di animali.

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Inoltre si possono ammirare bottiglie di vetro per medicamenti e strumenti chirurgici, una toeletta femminile completa e alcuni balsamari vitrei, ritratti di bronzo utilizzati per il culto e ed infine tessuti e fibre vegetali.

Boscotrecase era anche l’epicentro di un vasto reticolo di ville gran parte delle quali furono scavate tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento e diedero alla luce straordinarie suppellettili, decorazioni e mosaici in parte esposti proprio nell’Antiquarium e in parte in altri Musei. Fra queste ricordiamo la Villa nella proprietà D’Acunzo, Villa di P.Fannius Synistor che ha dato alla luce affreschi riprodotti e conservati al Metropolitan Museum di New York e al Museo Archeologico di Napoli (nascita di Alessandro Magno e conquista dell’Asia), Villa della Pisanella di cui si può ammirare un fedele plastico nell’Antiquarium e il cui “Tesoro di Boscoreale”, che consta di 109 pezzi di argenteria da tavola, è attualmente conservato presso il Museo del Louvre; mentre la vastissima cella vinaria ottimamente conservata non è visibile in quanto la villa è stata reinterrata come quasi tutte le altre splendide ville della zona. La Villa di N. Popidius Florus con la famosa scritta di benvenuto sulla soglia del frigidarium “Have Salve”, Villa di Casone Grotta ritrovata nel 1986 ed infine Villa di M. Livius Marcellus. Un nota a parte merita Villa Regina la cui campagna di scavo si è conclusa nel 1980 e la cui ricostruzione con i 18 dolii che potevano contenere fino a diecimila litri di vino, il torcularium per la lavorazione del vino e parte del vigneto reimpiantato esattamente nel sito dove era prima dell’eruzione, sono oggi fruibili al pubblico; ebbene nel corso di una recente visita alla villa rustica, accompagnati dalla sig.ra Filomena Buondonno, uno degli addetti alla vigilanza e all’accoglienza del sito archeologico,  abbiamo registrato la piacevole sensazione di immergergi fulmineamente nella vita operosa e serena di duemila anni fa.

Non finisce qui. Infatti c’è da registrare una interessante iniziativa, sponsorizzata dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e fortemente voluta dalla responsabile della struttura Grete Stefani, avviata ormai tre anni fa e che prevede l’attuazione del progetto “Uno alla volta” ovvero piccole mostre a tema realizzate con cadenze periodiche. Ovviamente si tratta di approfondimenti tematici attraverso i quali il visitatore può ricostruire il vivere quotidiano degli antichi popoli vesuviani. “Di alcuni oggetti corredati da altri reperti provenienti da Pompei o da altri siti archeologici – scrive Grete Stefani – si potranno spiegare e completare le funzioni analizzandone gli aspetti significativi, il contesto di rinvenimento, l’uso, i confronti e si potranno fare considerazioni generali sulle attività umane connesse”. E’ dal 2008 che le vicende della storia vengono ricostruite con questo ingegnoso sistema a puzzle incastrando ogni singolo reperto nella casella giusta “step by step” a passi lenti ma decisi.

All’Antiquarium di Boscoreale, nel 2008,  la mostra è stata incentrata sulla “Tavoletta Cerata” rinvenuta nel 1959 in località Moregine in territorio pompeiano; oggi non più leggibile ma all’epoca ben conservata nonostante la maggioranza delle tavolette ritrovate fossero completamente carbonizzate. Da qui una mostra dedicata alla scrittura su tavolette di cera e su papiri (volumina) con una straordinaria esposizione di stili in metallo e in osso, calamai in terracotta e in bronzo, sigilli e coprisigilli in bronzo. Una parentesi aperta sulla scrittura e sulla conservazione dei documenti. Nel 2009 l’esposizione è stata dedicata alla “Groma” ovvero ad uno strumento di origine etrusca che i romani utilizzavano per misurazioni topografiche e di cui si trova traccia su una lapide funeraria conservata a Boscoreale e dedicata all’agrimensore Nicostrato. Uno sguardo sulla precisione tutta romana nonché sull’attività di quei periti agrari dell’antichità capaci di suddividere in reticoli di cardines e decumani terreni agricoli e città.

Ma proprio in questi giorni, e fino al 20 dicembre prossimo, la mostra monografica è stata dedicata ai “Calchi” delle vittime dell’eruzione eseguiti grazie al metodo di Giuseppe Fiorelli che, nella seconda metà dell’ottocento, riuscì nell’intento di rendere visibile il momento esatto della morte di uomini, donne, bambini e animali attraverso un’ingegnosa invenzione così descritta dall’archeologo Giulio De Petra: “la più fortunata delle sue invenzioni fu la immagine autentica, che diede della catastrofe vesuviana, colando nel masso di cenere che copriva gli scheletri il gesso liquido, per cui questi rivivono nelle forme e nelle contrazioni della loro agonia”. Parole precise con cui lo scienziato, contemporaneo del Direttore degli Scavi di Pompei Fiorelli, descrive l’orrore, la meraviglia e la commozione di qualcosa che nessuno, dopo aver visto, potrà dimenticare. Non dappertutto, a Pompei e dintorni, nella cenere indurita si sono creati vuoti dovuti alla decomposizione di sostanze organiche, per cui su poco più di un centinaio di calchi ben pochi sono riusciti a tal punto bene da soddisfare gli studiosi. Dalla grande casa signorile definita “del bracciale d’oro”, dalla lussuosa residenza di M.Fabius Rufus  entrambe nell’Insula Occidentalis e dalla casa del Criptoportico di via dell’Abbondanza a Pompei nonchè dalla Villa della Pisanella e da Villa Regina di Boscoreale provengono i calchi migliori sia per l’osservazione scientifica che per la meraviglia dei curiosi.
Riteniamo che recarsi in visita presso l’Antiquarium di Boscoreale sia doveroso per avere un quadro completo di ciò che è accaduto duemila anni fa, della vita che scorreva prima dell’evento eruttivo, del silenzio che è sceso sulla piana vesuviana dopo l’eruzione ed infine della vita che ha ripreso a fluire lentamente, ma decisamente, in una zona capace di provocare ancora, a distanza di tanto tempo, grandi emozioni.

Le vittime dell’eruzione attraverso “I calchi”

Mostra Antiquarium di Boscoreale dal 5 marzo-20 dicembre

04.03.2010 18:18 -Dal 5 marzo l’Antiquarium di Boscoreale ospita la mostra didattica “I calchi”, terzo appuntamento del ciclo di manifestazioni “Uno alla volta” organizzato dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, dedicato allo studio del mondo antico attraverso i reperti dell’area vesuviana.

La mostra “I calchi” affronta un argomento che suscita particolare interesse nei visitatori, quello delle vittime dell’eruzione che distrusse Pompei nel 79 d.C..

Partendo dal calco di cane della Casa di Orfeo, che insieme al calco di un maiale e a quello di una donna rinvenuta nella Villa della Pisanella di Boscoreale, in esposizione permanete dell’Antiquarium, vengono messi in mostra altri calchi umani eseguiti a Pompei, in copia o in originale, a partire dalle prime esperienze del metodo inventato da Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi di Pompei dal 1861 al 1875, fino alle più recenti.

Il metodo di Fiorelli, prevedeva una colata di gesso liquido nella cavità lasciata dal corpo nel materiale vulcanico, che consentiva così di recuperare l’immagine delle vittime dell’eruzione.

Tra i calchi esposti quello di un intero gruppo familiare dalla Casa del Bracciale d’oro e quello di un bambino ritrovato nelle vicinanze della stessa casa; dalla Casa del Criptoportico il calco di un uomo in cui sono evidenti le tracce dei calzari con i resti delle borchie in ferro, e quello dell’uomo caduto dalle scale durante la fuga dalla Casa di Fabio Rufo.

“L’Antiquarium di Boscoreale ben si presta ad ospitare iniziative come questa  –  dichiara la Soprintendente Mariarosaria Salvatore – E’ importante che insieme a Pompei, anche gli altri siti vesuviani vivano una stagione di rilancio, promuovendo iniziative rivolte al pubblico capaci di ampliare l’offerta culturale e contribuire alla  nuova vitalità dell’intera area archeologica vesuviana”.

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“Bisogna ricordare- aggiunge Marcello Fiori, Commissario delegato all’area archeologica di Napoli e Pompei –  richiamando le parole dello scrittore Luigi Settembrini in una famosa lettera a I Pompeiani del 1863, a proposito dei calchi che  “sono morti da diciotto secoli, ma non sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della carne e de’ loro panni mescolati col gesso; è il dolore della morte che riacquista corpo e figura”.

Ad illustrare la storia delle diverse tecniche utilizzate nella riproduzione  dei calchi, in mostra anche il calco in resina realizzato nel 1984 eseguito su una delle vittime venute alla luce in un ambiente della Villa di Lucius Crassius Tertius di Oplontis. Quest’ultimo sistema sperimentato integra il metodo del calco in gesso ideato da Fiorelli con quello della fusione a cera della statuaria in bronzo, permettendo di realizzare un calco trasparente che rende visibile lo scheletro consentendo l’individuazione e il recupero di gioielli e oggetti che le vittime portavano con sé al momento della fuga.

La mostra, aperta fino al 20 dicembre,  è visitabile con lo stesso biglietto di accesso al Museo negli orari di apertura dell’Antiquarium di Boscoreale: 8.30 – 17.00 (orario invernale) e 8.30 – 18.30 (orario estivo).

In occasione delle manifestazioni per la Festa della donna, previste dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, verrà distribuita ai visitatori copia della poesia “La bambina di Pompei” di Primo Levi, che fu ispirato proprio da un calco di una vittima pompeiana.

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Scavi di Pompei è il sito archeologico più noto al mondo e rientra nella lista dei Patrimoni UNESCO dal 1997.

Gli Scavi di Pompei forniscono un’incredibile testimonianza dello stile di vita, delle usanze e delle architetture della società romana al momento dell’eruzione del Vesuvio avvenuta il 24 Agosto del 79 d.C., immergendo il visitatore in un’esperienza suggestiva ed emozionante, vissuta camminando tra i resti di domus patrizie, teatri, mosaici e affreschi delle ville pompeiane, terme e teatri.

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LA STORIA Scavi di Pompei

Quando all’alba del 24 agosto del 79  il Vesuvio esplose, scatenando sulle città alle sue pendici una inesorabile pioggia di lapilli alla quale era quasi impossibile sfuggire, a Pompei il tempo si fermò. La tragedia fu tremenda, anche Ercolano ne fu colpita, ma fu invasa da un fiume di fango; coloro che non riuscirono a scappare dalla città e morirono imprigionati dall’ira del vulcano furono circa 2000 (oggi possiamo osservare i calchi in gesso dei loro corpi in agonia), eppure quell’evento tanto drammatico e catastrofico ha lasciato impressa l’immagine della vita che scorreva nel momento in cui il Vesuvio si risvegliò fermando il tempo.

Una delle vittime più illustri del’eruzione fu l’autore latino Plinio il Vecchio, che si trovava a Miseno con la sua flotta. Suo nipote Plinio il Giovane ha lasciato una cronaca della tragedia e della morte dello zio che tentava di correre in aiuto delle città colpite.

Nonostante la città, sepolta, fosse caduta nell’oblio, gli scavi hanno confermato ciò che era stato raccontato dagli autori antichi: i corpi rinvenuti testimoniano che molti degli abitanti sono morti per soffocamento, come Plinio, a causa dei gas sprigionati dal vulcano; molti altri sono stati colti dall’eruzione nelle case, senza alcuna via di scampo. L’abbandono di Pompei non fu totale. Qualcuno dei superstiti vi ritornò per recuperare oggetti preziosi ed il foro fu spogliato delle statue di bronzo. Intorno al II secolo inoltre, qualcuno rioccupò alcune povere abitazioni nell’area Nord della città, fino al IX secolo quando forse nuovi terremoti ed eruzioni e l’arrivo dei saraceni ebbero la meglio e l’abbandono fu totale.

La riscoperta della città fu del tutto fortuita: l’architetto Domenico Fontana nel 1600, mentre costruiva un canale, individuò dei resti antichi, ma non riuscì ad identificarli con quelli di Pompei, della cui ubicazione si era persa la memoria; alla metà del 1700 iniziarono gli scavi che tendevano più che altro a spogliare gli edifici delle decorazioni preziose e non furono altro che veri e propri sterri. Il primo scavo scientifico fu condotto da Giuseppe Fiorelli con la nuova tecnica rigorosamente stratigrafica. Fu sua inoltre l’idea di versare gesso liquido nei vuoti, creati sotto le ceneri dai corpi, per conservarne il calco. Col passar del tempo uno scavo estensivo su tutta la città riportò in vita l’antico splendore dei monumenti pubblici e privati.

Oggi, entrando da Porta Marina, lo sguardo si perde nelle ville; negli affreschi ancora perfettamente conservati; il foro; il tempio di Apollo; quello di Giove; il Macellum, il mercato coperto dove veniva venduto anche il pesce; le terme: tutti quanti ci danno un’idea di come si svolgesse la vita pubblica della città. Non mancavano edifici per i divertimenti pubblici, come il teatro grande, quello coperto (l’Odeion), l’anfiteatro e privati, come il lupanare, il bordello, decorato con suggestivi affreschi assolutamente espliciti sui costumi sessuali.

Infine le case e le ville che nei giardini, nelle stanze decorate, negli affreschi, conservano ancora il segreto di quella vita ormai così lontana che pure il vulcano non è riuscito a cancellare e che sembra quasi sospesa nel tempo.

INFORMAZIONI UTILI Scavi di Pompei

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pompei.info@beniculturali.it
tel. 0818575347

Accessi
Porta Marina – Piazza Esedra – Piazza Anfiteatro

Accesso scuole e modalità di prenotazione

Regolamento per i visitatori degli Scavi di Pompei
Si invitano i visitatori ad organizzare la loro visita in modo da non introdurre bagagli ingombranti nell’area archeologica

Carta dei Servizi

Orari
1° aprile – 31 ottobre:      tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.00)
1° novembre – 31 marzo: tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 17.00 (ultimo ingresso ore 15.30)

Biglietti
Pompei singolo (validità 1 giorno)
Intero € 11,00
Ridotto € 5,50 (*)

5 siti (Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia, Boscoreale) – validità 3 giorni consecutivi
Intero: € 20,00
Ridotto: € 10,00 (*)

Biglietto gratuito: per i Cittadini dell’Unione Europea minori di 18 anni o maggiori di 65 anni

(*) Biglietto ridotto per i Cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra 18 e 25 anni non compiuti e per i docenti delle scuole statali dell’Unione Europea.
I biglietti gratuiti e ridotti possono essere rilasciati solo previa presentazione di un valido documento di identità.

Come arrivare
In treno

Per l’ ingresso a Porta Marina e Piazza Esedra:
Circumvesuviana Napoli-Sorrento (fermata Pompei Villa dei Misteri)

Per l’ ingresso a Piazza Anfiteatro:
Circumvesuviana Napoli-Poggiomarino (fermata Pompei Santuario)
FS Napoli – Salerno (fermata Pompei)

In autobus:
SITA da Napoli e da Salerno
CSTP n.4 da Salerno
CSTP n 50 da Salerno (celere via autostrada)

In auto:
Autostrada A3 Napoli-Salerno (uscita Pompei ovest)

Scarica la Mappa degli Scavi di Pompei


Biglietteria Online 

 

Gli scavi di Pompei ebbero inizio nel 1748, durante il regno di Carlo di Borbone, Re delle Due Sicilie, con l’intento prevalente di conferire prestigio alla casa reale.

Si procedette in modo discontinuo e in punti diversi dell’area, che solo dopo qualche anno fu identificata come Pompei, senza un piano sistematico. Furono così riportati alla luce parte della necropoli fuori porta Ercolano, il tempio di Iside, parte del quartiere dei teatri.

Il periodo di occupazione francese, all’inizio del 1800, vide un incremento degli scavi, che venne poi spegnendosi con il ritorno dei Borbone. Si lavorò nella zona dell’anfiteatro e del Foro e ancora in quella di porta Ercolano e dei teatri. Grande eco suscitò la scoperta della casa del Fauno, con il grande mosaico raffigurante la battaglia di Alessandro.

Dopo l’unità d’Italia e la nomina di Giuseppe Fiorelli alla direzione degli scavi (1861) si ebbe una svolta nel metodo di lavoro. Si cercò di collegare i nuclei già messi in luce e di procedere in modo sistematico, di tenere resoconti di scavo più dettagliati, di lasciare sul posto i dipinti (precedentemente venivano staccati e portati al museo di Napoli).
Fu anche introdotto il metodo dei calchi in gesso, che consentì di recuperare l’immagine delle vittime dell’eruzione.

Scavi di Pompei

All’inizio del nostro secolo, l’esplorazione venne estendendosi, seguendo le direttrici costituite dalle strade, verso la parte orientale della città, ponendo sempre più attenzione anche alle tracce lasciate dal piano superiore delle case.
Si giunge così al lungo periodo (1924 – 1961) segnato da Amedeo Maiuri.

Nella sua intensa attività, oltre alla scoperta di edifici di grande prestigio (valga per tutti la Villa dei Misteri) è da segnalare il completamento della delimitazione della città, lo scavo di ampia parte delle regioni I e II e della necropoli di porta Nocera, l’inizio metodico dell’esplorazione degli strati sottostanti al livello del 79 d.C., alla ricerca delle fasi più antiche di Pompei.

In questi ultimi decenni, l’attività di scavo si è progressivamente ridotta, ritenendo opportuno concentrare le poche risorse disponibili (largamente insufficienti anche per questo solo compito) sul restauro e sulla manutenzione degli edifici già portati alla luce.

COSA VISITARE SCAVI DI POMPEI

Gli Scavi archeologici di Pompei, il più grande museo all’aperto di tutto il mondo, un’esperienza indimenticabile per tutti i suoi visitatori.

Cominciamo la nostra visita con l’Anfiteatro, un imponente anfiteatro di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell’antica città di Pompei: è uno degli edifici, nel suo genere, meglio conservato, nonché uno dei più antichi al mondo.

 

Il Teatro grande e piccolo. Accedendo nell’antica città di Pompei dalla Porta di Stabia e percorrendo la lunga via Stabiana, il visitatore potrà ammirare i principali monumenti di maggior pregio artistico, tra cui il Teatro Piccolo e, al suo fianco, il Teatro Grande, un luogo molto particolare, posizionato nei pressi del Foro Triangolare e che doveva servire agli spettatori per trovare il giusto svago dopo le fatiche della giornata. L’esempio che viene seguito per la sua costruzione è quello tipico dei teatri greci: in effetti, non si può non notare immediatamente la sua curvatura così elegante che caratterizza la cavea, la quale è stata ricavata in una insenatura del tutto naturale della collina su cui svetta l’edificio. Questa posizione così strategica era stata pensata in maniera davvero ingegnosa dagli architetti, visto che in tal modo era possibile ammirare ed essere cullati e “abbracciati” dall’intero panorama circostante, una delle migliori visioni d’insieme di tutta Pompei.

Il Macellum era un edificio monumentale utilizzato per la vendita di alimenti e prodotti di consumo quotidiano che venne intelligentemente posto nell’angolo nord-est, una posizione molto centrale, mentre il Lupanare, dal latino lupa, prostituta, nel corso di tutta l’epoca romana, fu il luogo deputato al piacere sessuale mercenario, ovvero una vera e propria case d’appuntamento, o bordello.

Entrati nella Casa del Fauno, dopo l’atrio, il visitatore si troverà di fronte al tablino, la tipica grande stanza di ispirazione romana che precedeva il peristilio e che era sfruttata per organizzare banchetti e ricevimenti molto fastosi. Le due stanze che si trovano ai lati dello stesso tablino sono riccamente adornate con due quadri policromi a mosaico, i quali ci vogliono ancora trasmettere la passione del proprietario per soggetti particolari, come gli animali marini e più ambigui come il demone che cavalca la pantera. Il secondo atrio viene retto da quattro colonne e immette direttamente nelle stanze di servizio e presenta mosaici molto suggestivi.

Infine la Necropoli di Porta Nocera che come stabilito dalle leggi romane, doveva essere costruita al di fuori delle mura cittadine. E’quella di maggiori dimensioni e la più importante, con tombe sia ad esedra che ad edicola: tra tutte, le più imponente, è quella Eumachia, fatta costruire dalla sacerdotessa di Venere, per sé e per i suoi familiari. Edificata tra il 17 ed il 37 d.C. la tomba è a esedra, in opera cementizia e rivestita di tufo e presenta delle nicchie dove erano poste le statue ed un fregio figurato.

Una guida turistica, privata o di gruppo, è indispensabile per conoscere e approfondire gli Scavi.

Pompei guide qualificate e disponibili, organizzeranno per voi un percorso affascinante di sicuro interesse.

E dopo il tour a Pompei alla scoperta dei luoghi più allettanti degli Scavi, potrete anche progettare una visita degli Scavi di Ercolano altrettanto caratteristici e facilmente raggiungibili in soli 20 minuti.