Archeologia Napoli

LA VISITA MULTIMEDIALE DELLA DOMUS DI GIULIO POLIBIO a Pompei

LA VISITA MULTIMEDIALE DELLA DOMUS DI GIULIO POLIBIO

DA MARZO –  La Domus di Giulio Polibio, una delle più note e studiate Domus di Pompei, riapre a marzo le visite con una nuova veste in cui rigore storico e scientifico vengono coniugati con innovativi strumenti tecnologici di divulgazione. Una guida molto speciale accoglie i visitatori in una ricostruzione virtuale di forte impatto emotivo: l’ologramma dello stesso Giulio Polibio. I calchi degli utensili e arredi domestici rinvenuti durante gli scavi arricchiscono insieme ad installazioni multimediali di ultima generazione, gli usi e i costumi tramandati da questa Domus. Uno straordinario racconto sonoro, inoltre, accompagna il visitatore in un viaggio nel tempo. La visita guidata è organizzata per piccoli gruppi.

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IL PRIMO CANTIERE EVENTO DI POMPEI: LA DOMUS DEI CASTI AMANTI

IL PRIMO CANTIERE EVENTO DI POMPEI: LA  DOMUS DEI CASTI AMANTIhttp://www.exibart.com/foto/71818.jpg DA FEBBRAIO

Dopo lo straordinario successo dell’anteprima di San Valentino, apre al pubblico di Pompei una delle Domus più belle della città antica. Casa di un ricco panettiere, la Domus dei Casti Amanti è così chiamata per il pannello decorativo che raffigura il bacio innocente di due innamorati. Riportata alla luce nel 1987, non è mai stata accessibile al pubblico. Un sistema di passerelle sospese permette oggi di vedere, perfettamente conservati, il forno della panetteria, le due stalle con scheletri animali, un giardino fedelmente ricostruito e meravigliosi affreschi e mosaici. I visitatori assistono in diretta al lavoro degli archeologi e dei restauratori, grazie ad un cantiere di scavo trasparente che permette al pubblico di condividere il fascino della scoperta insieme ai tecnici.

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Pompei. Anteprima di San Valentino al cantiere-evento dei Casti Amanti

Altro che casa. Il cantiere dei “Casti Amanti” ha portato alla luce un intero quartiere dell’antica Pompei. Gli archeologi chiamano insula il complesso che oltre alla casa patrizia, a cui ha dato il nome Varone dal casto bacio che si scambiano due amanti nell’affresco della domus. Ben altra cosa delle pratiche sessuali tramandate dalle mura antiche di Pompei. “La formula (della visita) è piaciuta, abbiamo raccolto molti commenti entusiastici e tutti visitatori si sono mostrati interessati e coinvolti, rivolgendo tante domande agli archeologi che li hanno accompagnati” E’ stato questo il commento del commissario straordinario Marcello Fiori, che per l’occasione ha indossato i panni di cicerone, insieme al direttore del sito Antonio Varone ed all’architetto Emma Pirozzi. “Un modo nuovo di visitare Pompei che abbina la conservazione e la tutela alla fruizione culturale´´ – ha aggiunto. Il grande successo agli Scavi di Pompei per l’iniziativa “A San Valentino, innamorati dell’arte”, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha portato 80 coppie all’interno del sito sul cantiere dei “Casti amanti” aperto per la prima volta dal 1987 (anno in cui sono iniziati i lavori di scavo), assistendo in diretta al lavoro di ricerca degli archeologi. ´´Per noi è stato un test – ha continuato Fiori –. Prevediamo di aprire stabilmente il cantiere a marzo”. I turisti arrivati a Pompei hanno attraversato il cantiere su un sistema di passerelle osservando dall’alto gli edifici portati alla luce: oltre alle case l’antico panificio annesso alla domus insieme alla sala ristorazione ed al forno a legna. All’ interno dell´insula-quartiere un’altra casa “ Dei Pittori al lavoro” ha reso possibile apprendere le fasi di elaborazione degli affreschi delle pareti. Nella stalla sono visibili gli scheletri di animali mentre è stato ricostruito il giardino della casa con l’incannucciata e le medesime piante originarie. I visitatori hanno potuto apprendere dai monitor posizionati all’interno del cantiere la storia dello scavo dalla scoperta al completamento, cui ha dato notevole apporto l’attuale direttore del sito Antonio Varone, che si è divertito a raccontare ai presenti aneddoti di scavo, considerazioni di ricerca e supposizioni approfondire. Ha parlato del modo di lavorare il pane, del sistema di fogne utilizzato per finire alla lingua parlata che si evince dai graffiti. Un cantiere di Scavo aperto è come un laboratorio di ricerca. Ogni giorno offre l’emozione di una nuova scoperta. Un’esperienza che vale la pena di ripetere, che si consiglia a tutti quanti avranno in seguito la possibilità di venire a Pompei. L’iniziativa va ascritta a merito del Commissario straordinario Marcello Fiori. E’ possibile, come hanno osservato alcuni, che la formula del cantiere aperto era stata proposta da tempo ma è stata realizzata solo con la sua gestione.

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History of excavation of Stabia

History of excavation of Stabia

Even if in the Peutingerian Tabula, a road -map of the Roman Empire of the 4th century A.D., Stabiae was located at the north of the river Sarno, it was often confused, during the 16th and 17th century, with Pompeii (Civita).
In the 18th century thanks to Milante, bishop from 1689 to 1749, it was drawn attention to the archaeological importance of Stabiae. But the excavations began in 1749 with Carlo III, who had already promoted the excavations of Ercolano (1738) and Pompeii (1748).
The excavations, directed by the Spanish engineer Alcubierre and the Swiss engineer Carl Weber, began from the Villa S. Marco (1749-1754), then were excavated the Villa of the “shepherd” (1754) and the Villa of Ariadne with the adjacent complex (1757-1762).
In 1775 the excavations began again, after an interruption of 13 years, in the zone of the Villa Ariadne and the area of the rustic villas.
Borbonic graffiti
In 1782 the excavations were interrupted and the developed works of the Bourbon excavators were published in 1881 by M. Ruggiero, who put in order the existing documents, made of “giornali di scavo”, planimetries, reports.
After the Bourbon excavations, there were only sporadic discoveries. Systematic excavations began after 1950 thanks to the spirit of enterprise of the headmaster D’Orsi. With few workers, D’Orsi began the excavations of the Villa Ariadne, and part of the Villa S. Marco, with its buried treasures.
The excavations continued systematically till 1962, when it was definitively interrupted and detached frescoes, collected in the secondary school Stabiae, formed the nucleus of the Stabian Antiquarium.

History of the excavation of Oplontis

History of the excavation of Oplontis

The first official excavation of the site of villa A ( locality Mascatelle) in Torre Annunziata began in the 18th century, when a cuniculus was excavated from the Conte di Sarno canal. It can now be seen at the south boundaries of the archaeological area.
The excavation work, carried out by the military architect Francesco La Vega was interrupted because of the mephitic air and the gallery was closed. In 1839 a small open-air excavation was begun in the peristyle area and in the servants’ quarter and the fountain of the garden was found.
From here, narrow cunicula were excavated reaching the east area, which was constituted by a monumental passage with masonry benches and by a parallel portico. In 1840 excavations were suspended because of lack of money. The State acquired the site, recognising its archaeological importance.

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Systematic excavations of the villa, apart from some accidental discoveries nearby via Murat, began in 1964: they were carried out according to modern criteria and with the help of the existing documentation, so the progressive reconstruction of elevations and roofs and the immediate restoration of paintings and floors were allowed.
In 1974, 250mt. far from the east side of the Villa A or Villa of Poppea, during the construction of a school building, remains of another noteworthy building came to light. It was arranged around a peristyle on two levels, the villa B or Villa of L.Crassius Tertius, on the back of which lie other buildings, separated from the complex by a road.
The excavation of this complex, as well as the one of the Villa A, is not completed yet, obstructed by the modern urban contest.

History of the excavations of Herculaneum

History of the excavations of Herculaneum

The digs began at Herculaneum in 1738, and continued using the technique of underground tunnels and exploratory and ventilation shafts until 1828, when the “open-air” digs were authorized, and carried out until 1875. After a very long interruption, in 1927 Amedeo Maiuri began again the work , and continued to lead the digs until 1958, but already in 1942 about all the area, constituting the current archaeological park, was brought to light and contemporary restored and covered.
Additional work was done between 1960 and 1969, in the northern sector of Insula VI and along the main street or “Decumanus Maximus”, while the last twenty years have concentrated on exploring the ancient shoreline, corresponding to the southern most strip of the archeological area.
In this area 12 rooms were brought to light. These were rooms (fornici) with arched entrances, shelters for boats and warehouse, where many people took refuge escaping from the eruption. In this area it was found the wooden boat, now placed in a pavilion adjacent to the modern offices of the Soprintendenza and the Antiquarium, waiting for a complex work of restoration.
In 1991 a program of excavation for bringing to light Villa of Papyri started.
Carlo Weber discovered Villa of Papyri in 1750 by chance. He excavated the Villa through underground tunnels and accurately surveyed it.
The intervention was possible thanks to extraordinary funds allocated on the basis of the 64/1-3-1986 Law. In 1991 following an agreement between the “Ministero per I Beni Culturali e Ambientali” and the “Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno”, the project was given in concession to a Temporary Association (A.T.I.).
The New Excavation was concentrated at the western side of the modern Vico Mare and is connected to the archaeological park through a narrow and deep trench, starting from the House of Aristide and continuing through a gallery beneath Vico Mare.
In reality, only the atrium of the Villa was brought to light, as the remains of the luxurious residence are under some properties not expropriated yet. In the eastern section of the excavations a great building and the southwestern extremity of the city, were brought to light. This part of the city included some houses and a thermal complex with an apsed nympheum.
Because of the collapse of the ancient coastline, after the eruption of 79 A.D., a system of water pump takes continuously control of the water layer.
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Pompeii Ruins

Historical background

Pompei rests on a plateau of Vesuvian lava, about 30 meters above sea level, in an area that enabled control over the valley of the Sarno river, which had a port at its mouth.
In the first half of the sixth century B.C., the first circle of city walls was built, following the same course that later walls would take.
A ‘mixed’ civilization of indigenous elements, Etruscans, and Greeks developed the city. Toward the end of the fifth century B.C., the Samnites, who came down from the mountains of Irpinia and Sannio, spread through the plain of what is now the region of Campania, conquering the cities along Vesuvius and the coast and uniting them in a league whose capital was Nucèria.
During the Samnite period, there was a great thrust towards the urbanization of Pompei. At the end of the 4th century B.C., under the pressure of Samnite populations, Rome looked for space in southern Italy, and between 343 and 290 B.C. conquered all of Campania.
Pompei entered the Roman state first as a sòcia, or ally. However in 90-89 B.C. the city, along with other Italic peoples, rebelled, claiming equal social and political dignity with Rome. Pompei was besieged and defeated by troops commanded by Pùblius Còrnelius Sùlla. In 80 B.C. it became a Roman colony with the name of Còrnelia Venèria Pompeianòrum.

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Once it became a colony, Pompei was rebuilt and enriched with private and public buildings, especially in the age of the emperors Augustus and Tiberius, from 27 B.C. to 37 A.D.
In 62 A.D., an earthquake struck the area of Vesuvius. Reconstruction began immediately in Pompei, but took a long time because of the extent of the damage. Seventeen years later, when the sudden eruption of Vesuvius buried the city, also because of other earthquakes after the one of 62, Pompei still looked like a vast building site.
The buried city was rediscovered in the 16th century, but exploration only began in 1748, and continued systematically through the nineteenth century up to the most recent excavations, aimed at restoring and attributing the proper value to the ancient city and its exceptional archeological heritage.
The archeological area of Pompei extends over 66 hectares (about 35 acres), of which 49 have been excavated and 12 are open to the public.
The director Giuseppe Fiorelli, in 1858, had the idea of dividing the city into regiones, or neighborhoods, and insulae, blocks. The names of the houses have been invented by the archaeologists over the centuries, following various criteria.

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Campi Flegrei un soggiorno termale

Campi Flegrei un soggiorno termale

I Campi Flegrei affondano le loro radici nel mito e si sono conquistati un posto nella storia di grande rilievo.
La terra di fuoco, declamata da Omero e Virgilio, è una enorme area vulcanica formata da numerosi crateri di cui l’unico ancora attivo è la Solfatara. Gli altri, invece, vivono oggi di una nuova vita: l’Averno è un lago, gli Astroni e il Monte Nuovo sono delle oasi naturalistiche, altri giacciono in fondo al mare. Ma la caldera continua ad esercitare la sua attività magmatica, ne sono testimonianza le intense fumarole e le acque termali che da Agnano a Baia permettono di goderne i benefici effetti. Le terme un’antica tradizione che risale alla Roma imperiale.
Ad Agnano la prima stazione termale, segue quella di Pozzuoli fino ad arrivare a Baia la più rinomata al tempo dei romani. Una giornata alle Stufe di Nerone, una visita al Castello e al Parco Archeologico di Baia un regalo che vale la pena concedersi.

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Parco archeologico delle terme di Baia

Parco archeologico delle terme di Baia

L’antica Baiae, famosa per la presenza di acque termali e per la bellezza dei luoghi, fu luogo di villeggiatura e di riposo dell’aristocrazia romana. Il suo parco archeologico, esteso su di una superficie di 40.000 mq e diviso convenzionalmente in cinque settori (Villa dell’Ambulatio, Settore di Mercurio, Settore della Sosandra, Settore di Venere), racchiude i resti di residenze patrizie e di impianti termali. La Villa dell’Ambulatio si estende su due terrazze: quella superiore ospita il quartiere domestico e quella inferiore un grande porticato coperto che dà nome alla struttura. Il Settore di Mercurio è costituito da due nuclei distinti con funzione prevalentemente termale. Il Settore della Sosandra, in cui sono state individuate quattro fasi edilizie, si sviluppa su quattro livelli: i primi due con funzione abitativa, mentre i due livelli inferiori ospitano un complesso architettonico scenografico interpretato come un teatro-ninfeo. Il Settore di Venere, chiamato così dagli studiosi del ‘700 che definivano “stanze di Venere” alcuni ambienti del livello inferiore, si articola su tre livelli sovrapposti con ambienti di servizio o con funzione termale.

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Baia, Bacoli (NA), Via Sella Di Baia, 22 80070.

+39 081 8687592

Campi Flegrei

Campi Flegrei

I Campi Flegrei occupano l’area costiera che si estende dal nord di Napoli al Monte di Procida e che dal 2003 è divenuta Parco Regionale. Terra di vulcani e dei fenomeni geomorfologici ad essi collegati, è caratterizzata dalla presenza di pianure di origine vulcanica, banchi di tufo e pozzolana, laghi vulcanici e lagunari, sorgenti idrotermali e dalla Solfatara. Le testimonianze archeologiche mostrano l’occupazione in epoca preistorica, il passaggio di micenei ed egei, le presenze proto villanoviane. Cuma, fondata nella seconda metà dell’VIII sec. a. C., è uno dei siti archeologici più suggestivi dell’area: da notare l’Antro della Sibilla, l’acropoli greca e i posteriori edifici romani, quali la Crypta Romana e le strutture del foro. Dal 340 a. C.. infatti, ebbe inizio la dominazione dei Romani che fondarono sulla costa dei campi Flegrei Puteoli, così denominata per la presenza di pozzi di acqua termale e dove sono visitabili il Macellum, detto Serapeo, il tempio di Apollo, l’anfiteatro e il porto. A partire dal II secolo a.C. l’area divenne sede di ville marittime, corredate di imponenti impianti termali. Da rilevare nell’area il Parco archeologico sommerso e il Museo Archeologico dei Campi Flegrei.

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Bacoli (NA), Via lungo Lago, 4

+39 081 5234583 http://www.parcodeicampiflegrei.it parcodeicampiflegrei@libero.it